The Show Must Go On…

Oggi alle 14.19 a Misano (in realtà all’ospedale di Riccione), Shoya Tomizawa muore dopo un tragico incidente/fatalità durante la gara di campionato di Moto 2.

Chi era, le sue doti, il suo profilo, le lacrime dei suoi parenti, quelle dei tifosi, quelle di tutti i Motociclisti (con la M Maiuscola) che si sentono colpiti al cuore, le lascio ad altri siti, ad altre persone.

Troverete tutto su di lui da oggi all’eternità (della rete) e vedrete il duro colpo.

The show must go on… non è la canzone dei Queen e non è riferito al profondo testo della stessa ( o in parte), ma è quello che è successo anche questa volta… il carrozzone dello spettacolo del motomondiale non si è fermato.

Dopo la Moto 2, la Moto GP… giusto il tempo di pulire e far finire la gara dell’incidente, nemmeno la bandiera Rossa.

Lo spettacolo continua, DEVE andare avanti e lo capisco… e non lo capisco… e lo capisco ancora.

La prima affermazione è perché è il loro lavoro, è il lavoro che si son scelti nella vita, quello di correre a 300 km/h, polso piegato e ginocchia a terra, è il loro lavoro (il LORO lavoro che corrono super protetti in piste apposite e con vie di fuga… LORO, non noi comuni motociclisti… LORO e muoiono anche LORO). Per questo lo spettacolo deve proseguire, stanno lavorando anche altri, deve proseguire.

La seconda affermazione è per la brutalità del concetto. Proseguire e guidare oltre la morte di un compagno. Perché aspettare la fine di tutto per comunicarlo? Perché proseguire nonostante la tragedia e tirare il freno un attimo per pensarci sopra? Perché?

Non sono barbarie questi momenti anti-sentimento che gelano tutto fino al momento opportuno per non “rovinare” un paio di gare?

La terza affermazione è perché tutti quelli che sono rimasti devono andare avanti, devono proseguire a testa alta nel loro lavoro e guardare si la tragedia, si pensare all’uomo che è morto durante il suo lavoro, ma andare oltre, guardare alla prossima gara, al prossimo impegno, a come migliorare, a come evitare altri incidenti simili (in questo caso pura casualità/sfortuna purtroppo).

Il loro è un impegno ed un dovere.

Il loro è un LAVORO, come il mio, o il vostro e anche loro son morti sul lavoro. Potranno esser seguiti da fan, potranno esser ricordati per generazioni con un una lacrima ogni volta che se ne parla (vedi Senna che continuo a stimare), ma è un lavoro… quindi pensando a Tomizawa oggi, pensiamo a tutti gli altri morti sul lavoro, che siano santi o meno, anche loro stavano lavorando e son morti.

E tutto il resto perde di senso.

Che questa morte e le morti di tutti gli altri possano esserci d’esempio come Shoya, per non esagerare il sabato pomeriggio con gli amici per strada, o di spunto per non fare che si ripetano in futuro tragedie sul luogo di lavoro, questo dobbiamo pensare ogni volta.

Quindi… the show MUST GO ON…

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