Una MELA “piramidale”…

Cara Apple, perché ci licenzi? – L’espresso.

Ecco qua di seguito parti della lettera che potete leggere su L’espresso.

A me questo sa tanto di quelle “vakkate” piramidali che circolano, vedi la Tuker per citarne una tutta italiana. Il fatto è che è tragicomicamente vero anche questo. Che sia poi o meno una cosa della Apple non lo posso sapere direttamente, ma secondo voci di corridoio come questa, però è preoccupante vedere che spopolano le realtà invasate, dove vieni plasmato come un lavoratore idiota, pronto ad esser usato e poi buttato tranquillamente. Beh, io cercherei di arrivare il piu in alto possibile nella piramide, passando sopra anche ad altri, ma di comportarmi come un idiota, applaudire, incitare e gasarmi appunto come un idiota, non he ho la minima intenzione. E ora che ci penso, anche i Simpson nella loro ultima stagione hanno sollevato il problema (la M-apple) nel loro solito modi divertente e irriverente. Alla luce di quell’episodio “Mypod d’ottone e manicotti di dinamite” (stagione 20, puntata 7). Comunque… leggete l’articolo…

(…)

All’improvviso le porte si aprono ed entriamo tra due file di persone che ci accolgono applaudendo e urlando, battendo il cinque a tutti, man mano che si entra. Saranno i nostri insegnanti, mentor e futuri manager dello Store. Nella sala ci sono una decina di tavoli rotondi per otto persone ciascuno e quattro Macbook al centro. Prendiamo posto.

Dopo le presentazioni di tutti i membri dello staff e dei manager – il tutto intervallato da continui applausi, urla, e incitamenti – finalmente si dà il via. Inizia il corso una certa Valentina, che parla molto velocemente e, senza mai fermarsi, ci spiega quanto è bella Apple, com’è brava Apple, com’è ecologica Apple e come l’azienda pensa solo e unicamente al cliente, alla sua felicità e all’arricchimento della sua anima e della sua vita.

(…)

l giorno dell’inaugurazione è piuttosto adrenalinico: siamo tutti a mille, e veniamo “motivati” per un’ultima volta. Con la gente fuori dalla porta veniamo incitati a fare cori da stadio, urlare ed applaudire continuamente, insomma una cosa un po’ hollywoodiana. Dopo il conto alla rovescia la gente inizia a inondare lo Store, tutti accolti come le truppe americane quando sbarcarono in Sicilia: ola, “gimme five”, applausi scroscianti continui, tutta la mattina così. Veniamo mandati a turno alla porta ad applaudire anche quando ormai la grande massa si è esaurita e la gente entra normalmente. Alcuni si imbarazzano, io alla mia età mi sento un po’ scemo ad applaudire i ragazzini che entrano, ma pazienza. Rispondo a tante informazioni, sempre con il «caloroso benvenuto» che ci è stato insegnato.

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