Mondi che si riversano in me…

Mi soffermo spesso… nella vita altrui. Sono la classica persona alla quale tutti parlano, tutti dicono tutto, raccontano tutto, anche le cose più orribili, anche le più meschine, sono lo scrigno depositario e protettore delle vite contorte e distorte di decine di persone che nolenti, ma soprattutto volenti a me si son rivolte. Tengo tutto in me, in una memoria eterna, parole scolpite come dolmen megalitici (Alberto Angela docet), ma che parimenti in quanto grandi e pesanti, occupano ENORMI porzioni della mia esile memoria e delle mie esigue forze, già divise in due da questa vita bastarda.
Per questo non posso far altro che scrivere, scrivere, scrivere decine di lettere a me stesso, diari, doc, mail ecc come ho già detto, per ricordarmi, per vedere con i miei stessi occhi che quello che vivo IO non è una finzione, ma una realtà fumosa, oleosa, nera, ma pur sempre una realtà scomoda e che mi soffoca, dato che i tesori degli altri devono restare solo in me, come quei progetti d’architettura che tanto preservo nel mio studio. Raramente vedo e sento da lui tanto quanto scrivo io, ma quando lo leggo mi sento trasalire… e son parole che non confondo mai, quasi una litania, fredde e perfette nella loro crudeltà. Eppure…
Eppure io ascolto tutti, spesso risolvo i problemi, a volte mi incazzo da morire io per gli altri, a volte son solo una spalla sulla quale sfogarsi senza alcuna pretesa, a volte mi ritaglio il ruolo di nuovo mostro per cancellarne di vecchi e più grossi di me, proprio perché sono io e io posso farlo, insultandomi e volendomi oltremodo male, essendo un mostro per me stesso, lupo famelico di me stesso.
Quanto… quanto vorrei che qualcuno anche solo ascoltasse quanto ho dentro, quanto vivo parallelamente al guscio vuoto che si presenta in ufficio, quanto poco più che 20nne o anche prima, ho assaporato e imparato a dare in cose proibite e amorali da una realtà più morale e più seria di me. Io sto scendendo oltre il questo cerchio della spirale e scenderò sempre di più. Non pretendo qualcuno che mi allunghi una mano o una corda o anche solo mi permetta di non cambiare, di non perdermi in lui, non ci credo o spero più, ma qualcuno che mi ascolti, una luce mi ricordi voltandomi da dove arrivo e i passi che ho percorso fin’ora si, quella la vorrei, anche se non è una luce primigenia, iniziale, che non mi ricorderà chi… eravamo all’inizio, ma mi basta sapere chi sono ora, che sono buono, che ho una morale, che ho una voglia disperata di riversare una montagna d’amore su qualcuno… che mi contraccambi. Il muro è già crollato e pian piano perde i pezzi. Tutto si amalgama, tutto si confonde per poi diventare l’opposto.
Anche oggi ho letto ed affrontato alcune cose di una persona che nolente ha detto qualcosa di se. Non vorrei che si sentisse sola come me, ma non posso farci nulla se non dir qualcosa di velato, distaccato, sperando che scintilli un po’. Eppure lui è li con il pugnale… e mi chiedo quando sarà pronto a ferirmi di nuovo.

……………………………………………………… sono grosso, grande, forte, ma non sono invulnerabile… non sono infinito.

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