Provincie si, PROVINCIE NO, il grande Risiko…

…è quello che si sta consumando di fronte ai miei occhi in questo periodo.
In epoca di Spending Review, il governo ha intelligentemente proposto qualche taglio di cadreghe, ovvero un a sfoltita alle provincie, soprattutto a quelle assurde nate da poco nel precedente duetto governativo PD-PDL (fra le quali Monza-Brianza…).
Non l’avessero mai fatto, si è scatenato l’inferno, la “spada de foco !”…

Giornalmente infatti, da un paio di mesi, si stanno muovendo i carrarmatini delle provincie sparando a zero a suon di “sei” sulle provincie limitrofe.
Un giorno siamo in questo stato:

… poi in questo, si conquista e si perde qualcosa:

…un altro giorno siamo a questo punto (la rivincita dei Rossi e delle nuove provincie):

…adesso, news di 2 giorni fa, siamo a questo punto ancora (la caduta delle nuove provincine):

Diamine, proprio come Risiko, anzi, manco a Risiko si fronteggiano alleanze di questo tipo, prima per sopravvivere, poi per esser il capoluogo di provincia.
Ma scusate… ed eliminarle tutte ste sarcazzo di provincie?
In primis abbiamo delle belle dualità, ad esempio Molise, Basilicata, Umbria, Valle d’Aosta… la provincia va a coincidere con la regione, quindi inutile spreco di soldi per una dualità che rende conto solo a se stessa… oppure no, se regione e provincia risulteranno di schieramenti differenti.

Come seconda cosa, il valore della provincia ormai è una cosa puramente campanilistica, dato che il servizio che eroga può esser tranquillamente ripartito fra i comuni e la regione stessa, mantenendo sul territorio la presenza degli uffici di competenza, tagliando quelli ridondanti e offrendo così un servizio migliore e comunque capillare, minori trafile burocratiche e minori “pareri” da sentire per far qualsiasi cosa.

Si limita la catena politica che blocca lo sviluppo territoriale. Il comune è di sinistra, magari la provincia è di destra e la regione di centro… non si arriva ad un dunque, tutti si fanno i conti in tasca loro, si pestano i piedi a vicenda e si perde un sacco di tempo.

Taglio radicale di almeno il 40% delle teste pensanti super stipendiate, con relativo gran guadagno nelle casse statali/tasche del cittadino. Il taglio di normali impiegati sarebbe molto limitato, mentre appunto il rapporto dei manager sarebbe maggiore.

Su questo ultimo punto non mi addentro oltre, si parla sempre e comunque della possibilità di licenziare molte persone, ma nel complesso queste motivazioni, elencate da un profano come me, sono, agli occhi di profani come me, più che sufficienti per fermare questa continua emorragia di denaro pubblico.
Troppa burocrazia, troppi passaggi dallo stato centrale al comune fruitore, l’eliminazione delle provincie è solo un passo, una goccia in questo mare.
Basta vedere che già adesso è stata istituita la “città metropolitana”, un’entità sovracomunale che ricalca quasi pedissequamente i confini della provincia d’appartenenza (in alcuni casi),mentre in altri rispecchia una prima cerchia più o meno vasta di comuni attorno alla grande città.
Un’entità nuova come questa avrebbe senso se si venissero ad abolire i comuni facenti parti della stessa, per permetter quello per il quale è nata, ovvero un organo unico per la gestione di un territorio ben superiore ad un singolo comune , altrimenti è solo una serie di cadreghe in più: Ma questo è un altro discorso.

Oltre all’abolizione delle provincie abbiamo anche il discorso delle micro regioni… l’ultima nata Molise in ordine cronologico… che fa ad esistere da sola? Già Abruzzo-Molise come era un tempo era un’identità piccola, ma così… cadreghe.
Per non parlare delle regioni a statuto speciale, altro ricettacolo di mangiatori incalliti, dove sembra che solo la Sardegna abbia un minimo di decenza nell’autogoverno.

Insomma, un macello, un Risiko assurdo, dispendioso e profondamente stupido, dove ci rimettono sempre gli stessi, NOI.
Aboliamo le provincie, per un’Italia più snella…
Potrebbe esser un gran slogan… dovrei candidarmi forse?

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