Quasi “28 giorni dopo”…

… con questo titolo voglio prender spunto dal film di Boyle , 28 giorni dopo, dove una versione ingegnerizzata della rabbia, scappata da alcuni laboratori di ricerca in Inghilterra grazie a qualche coglione animalista (un minimo di cervello usarlo mai no? Il bello è che lo dico per un film, ma puttanate del genere succedono anche ora in un mondo dove basta dire d’esser contro la vivisezione per sapere tutto e dove tutti si calano nella parte dell’Eco-attivista, ma che al contrario di Greenpeace non sanno un cazzo)… (bell’excursus…) dicevo… la malattia si diffonde e fa una strage bella e buona da giorno del giudizio o da “Zombie Fest”. Ebbene, nel film il protagonista si risveglia dal coma in un ospedale e trova Londra vuota, con tutto chiuso e qualcosa raso al suolo.

Ecco… è un po’ la sensazione che ho adesso muovendomi per Pavia (ma anche Milano) e guardando tutte le serrande abbassate che solo 6 mesi fa erano dei negozi o delle attività commerciali.
Già, 6 mesi fa, perché è adesso che la “crisi” sta colpendo più duro in Italia, dopo il settore agricolo, il commerciale e il terziario stanno soffrendo da cani.
Il peggio è che anche realtà storiche di 50 e più anni d’attività hanno chiuso, stritolate da tutto e da tutti e senza un briciolo di speranza nella ripartenza.
Intere famiglie senza un lavoro, più che i grandi colossi commerciali, son le piccole imprese (appunto spesso a conduzione famigliare) che letteralmente esplodono.
Soppiantate da realtà ancor più piccole che spesso e volentieri resistono 2-6-9 mesi e poi chiudono anche loro.

Le città si svuotano delle loro attività, e si riempiono di mendicanti e di ladri come non mai…
28 giorni dopo (ed il sequel 28 settimane dopo) sono film per così dire horror, ma non per quello che mostrano direttamente, ovvero cannibali violenti, ma per quello che nasconde che spesso e volentieri, come in questo caso, è una feroce critica verso la società moderna (gli zombie sono solo e soltanto questo, specchio dei vizi e delle malvagità umane, ma a volte anche vittime della perfidia stessa dell’essere umano) e oggi come oggi si carica anche di un significato in più, quello della reale desolazione e lento declino nel quale ci stiamo buttando a capofitto.

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