I colloqui lavorativi…

… poi è chiaro che divento pazzo ogni giorno di più, credo che sentirsi nella mente tutto il giorno ininterrottamente la sigla di God Sigma (e poi, perché proprio quella? God Sigma nemmeno lo sentivo nominare da anni diamine…) sia molto sintomatico.

Fattore scatenante di questa ultima paranoia è il fatto che a breve dovrò far un importante colloquio che deciderà nel bene o nel male, il mio prossimo futuro…nel medio termine.
Infatti si tratta di un ormai non troppo classico TEMPO INDETERMINATO, magica serie di lettere che, pronunciate assieme, aprivano gli scrigni del mutuo, dei prestiti e che facevano sorgere sui volti degli interlocutori una smorfia di stupore ed ammirazione, mentre oggi… oggi vale poco o nulla, differisce infatti dagli altri contratti più sfigati solo dalla copertura sociale in caso di “caduta aziendale”, diciamo così.

Comunque sia ho un colloquio, l’ennesimo in questo periodo, ma è uno di quelli da step finale, quelli da dentro o fuori, post selezione, con il Commerciale ed il Responsabile delle Risorse Umane che ti parlano affabilmente… nascondendo verghe e clisteri dietro la schiena.
Un colloquio che, sinceramente, mi sta pesando parecchio, non tanto per le aspettative su di esso, so già benissimo che sarà un gioco al ribasso da parte loro, ma li sarò solo io a dovermi giocare la mia partita (e sarebbe una vittoria anche solo mantener l’attuale livello retributivo), ma per quello che comporterà in futuro non solo a me, ma anche alla mia ragazza.

Eh si, è ora di prendersi delle responsabilità più grandi di quelle di uno scapolo con il culo non proprio coperto, ma nemmeno scoperto del tutto. Quindi si tratta di soldi, risorse e sicurezza che sono NECESSARI per progetti molto, molto più ampi. E sono in tremendo ritardo per questi progetti, ma… beh… far il gran “uccellaro” (neologismo personale da leggasi come “cazzone che cazzeggia tranquillo, si diverte, si sente libero e pucia il biscotto in libertà”) era molto divertente.

Tornando al punto, senza divagar oltre, sto mettendo in gioco nuovamente la mia vita e la vita di altre persone in un colloquio di mezz’ora, con persone che non mi conoscono e che non conoscono il mio lavoro.
Fa parte dell’esser adulti, ok, ma mi immagino le N persone che vivono questa esperienza in questi momenti, con a carico la vita di altre persone, di mogli, figli… Se prima era tutto più tranquillo, ora anche per me le cose diventano più complicate, meno… da egoista.
Ed il peso si tramuta in un macigno.

Non voglio nemmeno pensare di fallire, mi sto giocando tanto.

E tanti nonostante tutto falliscono e questo comporta stravolgimenti catastrofici immensi.
Ormai NON c’è più la tranquillità che prima ci si poteva godere nell’aver l’arroganza di rifiutare un lavoro per un altro, che tanto c’era. Ora bisogna aver tanta umiltà per ricalibrare le nostre pretese, ma anche due palle monolitiche per non subire passivamente qualunque cosa venga proposta.
I colloqui sono cambiati e son più i tagliatori di teste che i datori di lavoro. Bisogna rendersi indispensabili e di valore.

Luciderò la canna e indosserò le mutande di ghisa. Come armi avrò la mole di lavoro che svolgo e una fede incrollabile nel mio progetto.

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