Libertà giuste e libertà pericolose…di culto.

Quasi passava inosservata questa notizia nel marasma di merda della politica che ci sta intasando in questo periodo preelettorale. A Roma ci sarà un luogo di culto buddista riconosciuto come tale e non come luogo di riunioni/assemblee. Un riconoscimento reale e doveroso verso una comunità sempre più crescente di buddisti, sia stranieri che italiani, residenti in Italia (oltre alla folta schiera di personaggi famosi nostrani che hanno abbracciato il culto in questione).

Un riconoscimento legale laico che mancava da tempo e che potrà anche nasconder qualche insidia.
Infatti se da un lato è stata rimarcata definitivamente l’identità di un gruppo numeroso di persone prima non riconosciuto in questo modo, dall’altro apre la strada a richieste da parte anche di altri gruppi, dando così via di fatto alla piena libertà di culto sul territorio italiano.
Qualcuno potrebbe chiedere dov’è il problema. Il problema, secondo me è legato più alla possibilità che si creino non tanto luoghi di culto, ma centri d’aggregazione pericolosi.
Parliamoci chiaro, anche se può esser una boiata di concetto per alcuni, per altri il dar la possibilità di far riunire così tante persone in un luogo, appare come dar una possibilità di dar via ad azioni sovversive o terroristiche.
Chiaro che io mi stia riferendo al sub-mondo Islamico, quello che non è alla luce del sole e che è tanto distante dai nostri modi e stili di vita, da sembrar pericoloso (ciò che non si conosce si teme), ma è proprio qua il problema.

Per il resto anche l’Islam è una religione come le altre, cristianesimo compreso, e in quanto tale dovrebbe esser di scelta e gestione totalmente privata, nel senso che dovrebbe esser personale, senza ingerenza alcuna da parte di uno stato laico. Indi per cui per quanto mi riguarda non vi son problemi, ma in via ipotetica queste libertà possono esser pericolose, sintomo che un certo modo di pensare è rimasto fermo al medioevo un po’ ovunque, anche nei “paesi d’origine” di tali religioni.

Ecco, se proprio dev’esserci qualcosa che mi fa girare le palle, è che noi siam buoni e bravi e non rompiamo le scatole a chi si professa credente di altri religioni e ci muoviamo per dar la possibilità a tutti di esser liberi anche in questo “campo” (certo non senza intoppi, diffidenza e scuse), ma perché noi se andiamo a casa loro dobbiamo seguir le loro regole, i loro costumi ed usanze, non possiamo professare la nostra fede e, anzi, rischiamo d’esser uccisi?
Su questo sono intransigente e fortemente incazzoso. Volete un vostro luogo di culto ufficiale da noi? Iniziate a non rompere il cazzo a quelli che professano la nostra fede (o le altre fedi) nel vostro paese, lasciateli liberi di creder nel loro dio, professar la loro fede nei loro luoghi di culto e, soprattutto, non uccideteli.
Poi non ci saranno problemi per nessuno e tutti saranno realmente liberi e uguali.

Francamente che l’Italia si pieghi a 90° (figuratamente) ogni 2×3… è ridicolo.
E questa è sub-cultura piena.

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