Segreto bancario? Addio…

Con oggi decade ufficialmente in Italia il segreto bancario.
Lo stato di riffa o di raffa saprà vita morte e miracoli dei nostri conti, dal 2011 in poi. Infatti, anche se è stato dichiarato incostituzionale SERPICO (il mega computer per le analisi dei nostri dati, in forza alla Guardia di Finanza) i dati dei nostri conti e di tutti i nostri movimenti bancari, saranno comunque  comunicati da parte delle banche allo stato, secondo quanto richiesto dal decreto Salva Italia.
Decade quindi di fatto il segreto bancario.

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Una bella inculata quindi, che darà sfogo sicuramente ad un mercato sotterraneo talmente arrembante, che di certo non soppianterà i movimenti in chiaro, ma andrà ad affiancare tutte quelle spese al di sotto della soglia dei 999€ e non solo… in pratica tutto quello che non significa comprare in Italia un immobile, un’auto o qualcosa di estremamente costoso.
Ennesima legge per fottere comunque la piccola gente, perché in ogni caso i grandi padroni e signorotti si muovono e continueranno a muoversi attraverso banche estere, conti neri e soprattutto società non registrate in Italia, ma in qualche bel paradiso fiscale.

Dopo le varie mosse dei governi Berlusconi per scudare i soldi provenienti dall’estero e farli rientrare in Italia, nulla vieta intanto allo stato di infrangere gli accordi per i quali i soldi sono rientrati in Italia (che rischiano quindi un ri-ri-ri-tassamento) e nulla vieta a tutti i paperoni Italiani di portarsi via tutti i soldi e farli tornare all’estero il prima possibile. Questo anche perché il rischio di una Cipro tutta Italiana c’è e potrebbe concretizzarsi anche in un 6% di prelievo su tutti i nostri conti correnti (secondo alcune voci).

La borsa crolla, le agenzie di Rating declassano l’Italia, la popolazione si sta impoverendo brutalmente, ci son sempre meno assicurazioni da parte dello stato, meno gestione sociale, meno prestiti, meno spese e le aziende italiane sono alla frutta, ma lo stato si impegna sempre più a tartassarci ed oberarci.
Il nero in Italia è una piaga, ma quello della perdita del segreto bancario non è di certo il modo ne tanto meno il momento per porvi rimedio.
Il piccolo nero non collasserà, anzi, avrà un impulso tale da diventare realmente parallelo per tutta la popolazione (tutto quello che un può ricevere, fatturare o pagare in nero, finirà inevitabilmente per le spese quotidiane, pagate tutte in contanti), mentre il grande sommerso continuerà a muoversi all’estero e su conti non visibili allo stato o, comunque, ben protetti e che puliranno tutto il contante marcio.
Chi ci smenerà sarà la piccola media impresa, dove si riusciva (è innegabile) a tirare avanti grazie ai pagamenti in nero, che impedivano a queste aziende di eliminare i guadagni, mantenendoli al contrario abbastanza in positivo.
Ora semplicemente non potranno fatturare in nero nulla o in modo altamente limitato, dovranno dichiarare tutto, i ricavi saranno abbattuti e questo si ripercuoterà su stipendi, licenziamenti e chiusure a raffica (perché è questo che comunque sta ammazzando buona parte delle aziende).

Per quanto combattere il nero sia doveroso, farsi i cazzi nostri e toglierci la libertà di spesa è un abominio. E non escludo che in molti toglieranno anche i soldi dalle banche.
Il vero problema son appunto la serie infinita di pare mentali che ci faremo noi comuni mortali.

Addio dolce segreto bancario, che tanto a noi poveracci non sapevamo nemmeno d’averti, ma che ora la tua mancanza ci farà penare e dormire poco la sera. Siamo noi infatti i capretti sgozzati dal decreto Salva Italia ed offerti sull’altare della patria.

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