La realtà sta nel mondo del lavoro la fuori…

… mi è capitato in questi giorni di parlare con mia cugina, una giovane laureata di fresco, che si appresta ad approdare nel mondo del lavoro.
Il succo del discorso è semplice, dovendo far del praticantato, si ritrova ora a faticare, sudare, arrivare a casa stanca, sgobbare per 3, ma soprattutto non ha più il tempo per uscire come prima con le amiche, far quello che voleva, andare a sciare ogni 2×3… insomma, ora non ha più libertà e tranquillità di prima… quando si lamentava del troppo studio alla quale era sottoposta.

Il mio esordio nel discorso è stato che tornerei volentieri in dietro di 15 anni per poter rimettermi sotto con lo studio e fregarmene tranquillamente del mondo la fuori, tanto tornavo a casa la sera e c’erano i genitori a smazzarsi il resto, ovvero la parte più dura.
Ovvio che si tratta di un discorso legato all’età, man mano che si va avanti si rimpiange quello che si faceva prima, ma non è ne una scusa, ne un motivo per il quale abbattersi.
Il mondo è questo, quello che sta fuori di casa (e spesso se sei sfortunato te lo ritrovi anche a casa), freddo, schietto, brutale, dove non conti proprio un cazzo.
Io forse riesco a capirlo bene, perché ho lavorato per mesi all’ultimo gradino della carriera informatica, ovvero il “call center”, lo schifo in assoluto più degradante del lavoro in ambito informatico e ne hanno fatto libri e film a riguardo.
Sfruttato, sotto-sotto pagato, senza alcun diritto, senza alcuna tutela, senza orari, senza umanità.
Questo mi ha certamente aiutato a capire violentemente cosa ci si può aspettare in un lavoro.
E certamente mi sta aiutando molto adesso ad abbassare le orecchie, mettermi a novanta gradi e a prenderlo nel culo giornalmente.

Quello che mia cugina non capisce è che il bel periodo rose e fiori è da considerarsi concluso e la maturità, l’esser grandi, è ADESSO. Buttarsi giù, non mangiare, piangersi dietro, lamentarsi e pensare di mollare tutto per fare altro (e questo “altro” sarebbe la panettiera… certo come no, alzarsi alle 3 e mezza la mattina ce la vedo proprio in un reparto, quello della ristorazione, che è oberato e strapieno di presunti auto-definiti buoni cuochi) e di bruciare una vita, passata, di studi.
Bisogna ingoiare tanti bocconi, tutti amari ed aver il pelo sullo stomaco di accettare anche cose che normalmente non si accetterebbero, perché il periodo è  un periodo ove in tanti, troppi son senza lavoro e, quindi, i datori di lavoro (i pochi rimasti) si sentono in completa libertà di trattarti anche male usando spauracchi vari, veri o presunti.
Quindi far un apprendistato a 400€ lordi al mese, vivendo ancora a casa con i genitori, vitto, alloggio ed anche vestiario ancora pagati… diciamo che è uno sforzo che si può fare in previsione di un qualcosa di assolutamente migliore in futuro.
Non è il momento di buttarsi dietro a sogni e ai “sentito dire” di amici ed amiche.

Poche sono le certezze e vanno coltivate quelle.
Il mondo è questo, ma può esser anche molto peggio di così.

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