La caduta dei giganti alimentari…

Forse qualcuno avrà notato come da tempo il non buon Merdonald si stia ritirando dalle nostre città, arroccandosi presso i mega-centri commerciali fuori dalle mura, quasi impaurito dal sempre più crescente mangiar sano di alcuni di noi.
Forse qualcuno si sarà anche accorto di come la CocaCola stia cercando in tutti i modi il modo per riacquistare le fette di mercato perse ormai per sempre (puntando pure sull’amarcord della bottiglia di vetro anni 20), ma in realtà è in caduta libera sul mercato (più facile trovare una lattina fatta in Polonia rispetto ad una fatta in Italia).
Forse qualcuno si sarà anche accorto di tutto questo, ma, sinceramente, se non leggevo questo articolo sul corriere, dove si parla di Auchan in chiusura e, in altri articoli, di come il Carrefour stia virando sul piccolo di quartiere, non mi sarei mai accorto della rovinosa caduta di questi mostri sacri del cibo… se non fosse che fra Milano e Pavia reggono ancora benissimo.

Eppure è vero, questi grandi marchi stanno cedendo su due fronti.

Il primo è quello delle catene Italiane, ovvero Esselunga e Coop su tutte, dove, seppur di certe dimensioni, son più piccoli e privilegiano l’alimentare italiano rispetto a quello straniero, puntando molto sulla qualità più che sulla quantità di scelta. Per non parlare della miriade di Herd-Discount stile Lidl (che ormai sta diventando di lusso) o PennyMarket.

Secondo fronte è quello dell’Eat Local, ovvero il ritorno, per benessere o per scarsità di soldi, dell’italiano all’uso dei produttori locali, piccole aziende agricole, oppure ai piccoli supermercatini dietro casa, quelli con uno, al massimo 2 diversi tipi di biscotti e magari uno dei due è per intolleranti in qualcosa.
La mitica figura del salumiere “in forma” che affetta con l’affettatrice a mano il prosciutto crudo “nazionale” sta tornando di moda (ma personalmente è intramontabile e imparagonabile all’anonimo affettatino in vaschetta) e la borsa della spesa con alimentari più deperibili, ma più buoni, è sempre più facile da vedersi nel cestino della bicicletta di una mamma qualsiasi.

alimentari

Personalmente lo vedo come un trionfo dell’intelligenza e del mangiar bene, dettato certo dalla necessità di spender meno, ma spender meglio. Come un ritorno alle sagge abitudini di una volta, dove le signore entravano da macellaio di fiducia e senza nemmeno aprir bocca il commesso (o meglio, il padrone) le preparava “il solito”.
Eh, che bello sentirsi così coccolati… IL SOLITO? … Si, grazie !
… con la differenza che rispetto ad una volta un po di sana concorrenza non guasta ed è presente.
Facile è anche trovare i piccoli supermercati affiliati a catene minori, come Simply, Conad, Crai e Carrefour Express (ecco il vecchio volpone Carrefour che odora l’opportunità), dove effettivamente una disponibilità di scelta inferiore, premia, con il tempo, con una disponibilità sempre più stabile di quel prodotto che più si consuma in zona ed ad un prezzo più conveniente.

Quindi, senza perdermi in considerazioni territoriali, presenze sul territorio o introiti, questa caduta dei giganti a favore delle catene locali e, ancor meglio, del piccolo rivenditore/produttore locale, è una manna e non potrà farci che del bene, non solo per la qualità, ma anche per la quantità perchè si, i prezzi possono esser più alti anche del 10-15% rispetto ai prezzi dei grandissimi, ma questo, in combinazione con i minori soldi che abbiamo in tasca, ci sta portando anche a comprare e sprecare meno, comprare lo stretto necessario e consumarlo nel breve o congelarlo.

Il vero peccato è nella perdita di posti di lavoro per gli impiegati del settore e delle grandi catene.

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