Ancora EAT LOCAL !!!

Spesso mi vedo come un santone 80nne che ripete il suo mantra incessantemente, tanto quanto io mi trovo a ripetere le cose decine di volte… ma di anni non ne ho la metà del santone.
Eppure spesso torno a pensare ad alcune cose che ho scritto, specialmente quando le situazioni ripropongono un pensiero, confermandolo.
Questo è quello che mi è successo ieri sera quando sono andato a fare la spesa in un supermercatino di Creta (non è vero che in Grecia non hanno più nulla, manco il cibo, anzi…) e mi son trovato in mano un pomodoro gigantesco, prodotto da un campo poco lontano, un vero esempio di Eat local (e mangia anche bene).
Buono, sugoso, immenso, ad un prezzo ridicolo e prodotto nelle loro terre.

A quel punto il pensiero mi ha tarlato per tutta la sera e la notte e mi son tolto il dubbio parlando con giovani locali e navigando un attimo in rete e ho visto che Creta è praticamente autonoma dal punto di vista alimentare ed è pure sulla buona strada per esserlo energeticamente.
Insomma, non solo il 90% dei prodotti alimentari in vendita anche nei supermercati di “marca” è un prodotto greco, ma è praticamente un prodotto della stessa Creta che, sia chiaro, è un’isola grande, in posizione invidiabile per coltivare, con una terra ottima e pure disponibilità di acqua, ma è un cibo ottimo, che da da vivere a molti. Un sogno dell’Eat Local.

Eppure mi son trovato di fronte a due ulteriori odiose realtà che mi hanno nauseato.
La prima è che per mangiare vero cibo greco, bisogna non solo andare a scavare nelle tavernette più nascoste (dove gli avventori son gli stessi cretesi), ma anche scavare all’interno del menù, fra montagne d schifezze continentali. Menù scritto sulla base dei turisti tedeschi e russi, ovvero un buon 70/80% di chi visita l’isola, pieno di wurstel, carne, patate, crauti, vodka e bevande alcoliche.
Da star male (anche il menu nell’albergo era prettamente dell’est con cuoci, giovani, lituani).
Alla faccia della cucina mediterranea.
Ma non è difficile trovare da mangiare greco, anche cose particolari e certamente non turistiche ed è allora che il gusto esplode e con esso la felicità. Si mangia proprio bene !!!

La seconda, e forse ancor più insopportabile, è la distesa spaventosa di ulivi, in ogni dove, lasciati a se stessi e non coltivati, non solo perchè le giovani generazioni non vogliono, ma sopratutto perchè la mitica Europa, pone il prezzo dell’olio a tutti i paesi produttori, prediligendo così oli di paesi esterni all’eu (come l’olio nord sahariano o quello dell’est) e rendendo così realmente poco remunerativo produrre olio in paesi come Italia, Grecia e Spagna, un olio tra l’altro ottimo e che se la combatte con quello pugliese. Insomma un’economia non drogata, ma avvelenata, che massacra le eccellenze locali.
Per non parlare dell’imposizione che vorrebbe dare anche in Grecia per usare latte liofilizzato per produrre i formaggi (ma che possano andare a farselo piantare in culo sti tecnocrati !).

Insomma, possibilità e realtà di Eat Local ci sono, diamine se ci sono, non solo in Australia (che come in altro mio post, ha fatto dell’Eat Local una bandiera), ma anche altrove, anche su un’isola.
Pretendiamo di mangiare locale, non cagate turistiche quando andiamo in vacanza, non solo all’estero, ma anche a casa nostra in italia.
Andiamo ai mercatini a comprare verdura e carni locali !

Eat-Local-and-Be-Healthy

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