Sulla strada verso l’ufficio…

Oggi faceva un freddo glaciale mentre andavo in ufficio con la mia 2 ruote.
Ne ho viste poche di moto e di motorini per le strade, in compenso anche di mattina presto, le macchine in coda sono tante. Una volta quando uscivo in motocicletta con un clima improbabile (freddo/neve/tempesta) mi ritenevo uno dei pochi, veri motociclisti in giro, a fronte di una marea di dueruotisti della domenica.
Ho sempre trovato epiche queste mie “uscite” e mi vantavo con gli altri.

Ora non lo so bene, ma il tutto ha un sapore diverso. La mia motocicletta non è più una passione, ma è diventata soltanto un mezzo per raggiungere l’ufficio, non esco più come e quanto prima nei fine settimana (il costo a singola giornata fra benzina ed il resto supera di molto i 60 euro) e muovermi solo per andare in ufficio… beh… mi fa sentire estremamente coglione.
Ma del resto usando la macchina dovrei uscire di casa alle 4:30 e sarebbe una follia.

Mi domando quindi sempre più spesso cosa frulla nella testa della gente incolonnata per andare a lavorare (oltre ai bestemmioni ovviamente), se anche loro si sentono stupidi e fuori luogo li a perder tempo per andare a farsi il paiolo ogni giorno. Probabilmente vedendomi stanno pensando a quanto sono pirla a muovermi in moto con questo freddo, tanto quanto io dò del pirla a quanti in estate sono inscatolati nelle macchine in colonnati sulla statale. Eppure anche loro sono immersi nei loro pensieri, spesso con lo sguardo perso nel vuoto, ma (ultimamente) anche spesso con il cellulare in mano e lo sguardo abbassato, magari cercando con esso una realtà diversa da quella della coda, magari cercando di continuare a vivere la loro vita al di fuori della scatola nella quale si sono rinchiusi.

A volte i miei pensieri vanno ben oltre e mi sembra di non badare mai alla strada, ma di arrivare a destinazione in modo automatico. Come in un limbo ovattato verso una destinazione lontana non si sa quanto. Almeno fino a quando qualche coglione ti taglia la strada o fa qualche cazzata ed in quel punto si ritorna nella realtà, non con l’attenzione sulla strada, ma con la mente annebbiata da bestemmie e smadonnamenti vari ed è proprio quello in momento nel quale si pone meno attenzione alla strada.

Comunque questo tragitto che ogni giorno compio verso l’ufficio, lungo o breve che sia, è qualcosa che vorrei evitare come la peste, proprio per quel suo sapore di inadeguatezza e di marcio, ben diverso dai viaggi di piacere e dalle gite fuori porta di un tempo, dove anche se la mente vagava nei suoi pensieri, questi erano ben diversi, felici, quasi poetici; il tutto comunque con una grande, immensa differenza: il viaggio stesso era lo scopo e meta intrinseca, ove il tempo speso nel farlo non era mai abbastanza e la strada un piacere… a differenza del tempo speso la mattina infrasettimanale, che e’ sempre troppo per andare in un posto del quale, in fondo, ci interessa sempre meno… in un viaggio che non vorremmo intrapprendere.

coda-moto-auto

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